Lodovico Bò

(San Maurizio Canavese, 21 marzo 1721 – Torino, 28 febbraio 1800)

Lodovico Bò fa parte di quel grande numero di misuratori e architetti esecutori che, per tutto il XVIII secolo, lavorarono in Torino e dintorni alla realizzazione pratica di progetti architettonici e urbanistici spesso lasciati incompiuti per motivazioni economiche o belliche o per difficoltà realizzative di ordine pratico.
La permanenza di Lodovico Bò a Stupinigi per oltre cinquant’anni ha costituito il punto di partenza di questo studio: fin dal 1748 la vita del sanmauriziese si legò così fortemente con quella della Palazzina nel periodo post-juvarriano, che l’imponente mole di materiale documentario arrivato fino a noi ci permette di comprendere molti aspetti di queste due vite; bisogna infatti arrivare agli anni sessanta del XVIII secolo (cioè al progetto per il campanile di San Maurizio Canavese), e poi al 1776 (cioè alla nomina a Misuratore ed Estimatore delle Regie Fabbriche e Fortificazioni), perché il futuro architetto possa svincolarsi parzialmente dal suo ruolo di soprastante a Stupinigi e realizzare un limitato numero di progetti civili e residenziali indipendenti dall’ambiente di corte. Le ricerche archivistiche condotte per questa pubblicazione hanno inoltre permesso di confermare e comprendere l’attività di Bò all’interno di diverse importanti fabbriche torinesi, ampliando così notevolmente il numero dei documenti autografi conosciuti e degli ambiti in cui lui si trovò a operare.
La presenza di Bò nel cantiere di Stupinigi è attestata, come si è detto, a partire dal 1748, ma non mi è stato possibile reperire documenti che ne segnalino ufficialmente l’ingresso nell’ambiente di corte. Dobbiamo in ogni caso arrivare al 5 dicembre 1753 per avere la prima lettera del suo fitto epistolario (composto di 374 lettere indirizzate perlopiù al commendatore Ceaglio e trattanti argomenti diversi, dall’organizzazione del cantiere alle questioni private degli abitanti e dei lavoratori del complesso), principale testimonianza dell’importanza avuta dall’architetto sanmauriziese all’interno del processo di costruzione del vasto complesso di caccia, e sicuramente uno degli aspetti che rendono più interessante la figura professionale di Lodovico Bò all’interno del panorama edilizio ed architettonico torinese della seconda metà del XVIII secolo.
Il ricchissimo corpus documentario dell’epistolario si riteneva composto fino ad oggi da 357 lettere scritte tra il 1754 ed il 1778 con una lacuna riguardante gli anni 1755, 1771 e 1777, mentre le ricerche condotte per questa pubblicazione hanno permesso di scoprire altre 13 lettere conservate presso l’Archivio Storico dell’Ordine Mauriziano di Torino e ulteriori 4 lettere conservate presso l’Archivio di Stato di Torino, sezione Corte (relative agli anni 1754 e 1756), portando così il numero complessivo a 374 (scritte tra il 1753 ed il 1780 con una lacuna per gli anni 1755, 1771, 1777 e 1779). Non è stato purtroppo possibile, invece, rinvenire alcuna lettera riguardante Stupinigi tra le carte dell’archivio privato dell’architetto giunte fino a noi.
La complessa gestione economica del complesso di caccia negli anni presi in considerazione ha reso necessario, per poter stabilire con certezza che Bò fu impegnato a Stupinigi ininterrottamente dal 1748 al 1800 (anno della sua morte) con la sola eccezione dell’anno 1750, analizzare i registri riguardanti la Commenda magistrale e Palazzina, la Sacra Religione, e le fabbriche di Stupinigi. Soltanto da un’analisi incrociata di tali registri è infatti possibile comprendere quali e quanti furono gli impegni professionali e le modalità di retribuzione di Bò.

Più recentemente sono stati indagati i rapporti tra Lodovico Bò e le altre figure professionali che sono intervenute nel cantiere; in particolare sono stati indagati i rapporti tra Bò e Benedetto Alfieri.

Notizie biografiche tratte da: Carlo BALMA MION, Lodovico Bò (1721-1800). Misuratore, Soprastante, Architetto, UNI Service, Trento 2007